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	<title>Tech4Green &#187; Risparmio</title>
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	<description>Tech4Green è l&#039;e-magazine su vari temi di attualità nel mondo IT: Green IT, efficienza e ottimizzazione energetica, infrastrutture IT, cloud computing e virtualizzazione...e molto altro!</description>
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		<title>Server e data center come fonte di riscaldamento</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 10:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;avvento del Cloud Computing, la diffusione dei data center sta aumentando sempre più, proprio per venire incontro all&#8217;esigenza di immagazzinamento dei documenti. Negli ambienti destinati all&#8217;allocazione di questi strumenti la temperatura è sempre molto alta e nella stagione estiva può toccare anche i 40-50 gradi. Proprio per questo è nata l&#8217;idea, attualmente in via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/11/Heather_computer.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-7243" title="Heather_computer" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/11/Heather_computer-300x268.png" alt="Heather computer 300x268 Server e data center come fonte di riscaldamento" width="300" height="268" /></a>Con l&#8217;avvento del <a href="http://tech4green.it/category/tech4green/cloud-computing-tech4green-2/" target="_self"><strong>Cloud Computing</strong></a>, la diffusione dei data center sta aumentando sempre più, proprio per venire incontro all&#8217;esigenza di immagazzinamento dei documenti. Negli ambienti destinati all&#8217;allocazione di questi strumenti la temperatura è sempre molto alta e nella stagione estiva può toccare anche i 40-50 gradi.</p>
<p>Proprio per questo <a href="http://www.greencity.it/news/4191/i-server-e-i-data-center-potrebbero-essere-una-buona-fonte-di-riscaldamento.html" target="_blank">è nata l&#8217;idea</a>, attualmente in via di sviluppo, di sfruttare questo calore per <strong>riscaldare le abitazioni</strong>.<br />
Secondo gli studi sino ad ora fatti, in primis si necessita la creazione di un mini data center da 40-400 processori nei centri residenziali o all&#8217;interno delle abitazioni stesse, <strong>risparmiando</strong> l&#8217;investimento per la costruzione di una struttura creata ad hoc e sfruttando il calore così generato per il riscaldamento.</p>
<p>Altro punto da non sottovalutare è la <strong>riduzione di emissione di anidride carbonica</strong> e una minore esigenza di condizionare le stanze destinate a ospitare i data center.<br />
Insomma un risparmio di circa 300 euro per ogni server, che diventa un numero davvero notevole già per data center di piccole dimensioni.</p>
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		<title>Near Field Communications: oltre i pagamenti mobili</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 08:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Sacchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fujitsu Solutions]]></category>
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		<description><![CDATA[Near Field Communications come tecnologia che consente i pagamenti mobili non ha ancora raggiunto un’ampia diffuisione commerciale. Quali altre applicazioni potrebbero favorirne l&#8217;adozione? Per svariate ragioni, l&#8217;idea che NFC trasformerà il cellulare in un sostituto del portafoglio tradizionale deve ancora diventare una realtà commerciale del mercato di massa. Le sfide da affrontare per questo mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Near_Field_Communication" target="_blank"><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/12/nfc-logo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7149" title="nfc-logo" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/12/nfc-logo.gif" alt="nfc logo Near Field Communications: oltre i pagamenti mobili" width="262" height="237" /></a>Near Field Communications</a> come tecnologia che consente i pagamenti mobili non ha ancora raggiunto un’ampia diffuisione commerciale. Quali altre applicazioni potrebbero favorirne l&#8217;adozione?</p>
<p>Per svariate ragioni, l&#8217;idea che NFC trasformerà il cellulare in un sostituto del portafoglio tradizionale deve ancora diventare una realtà commerciale del mercato di massa. Le sfide da affrontare per questo mercato nascente includono la <strong>mancanza</strong> di modelli commerciali sostenibili, la <strong>riluttanza</strong> dei rivenditori a investire in una tecnologia di lettura dei segnali costosa e la <strong>difficile accettazione</strong> del concept da parte dei clienti. Ciononostante c&#8217;è ancora una diffusa idea condivisa che NFC abbia un grande potenziale commerciale e funzionale. Di seguito sono descritte quattro applicazioni alternative grazie alle quali NFC potrebbe diventare utilizzato e apprezzato quanto gli SMS.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>1. Il coinvolgimento di Fujitsu</strong> nella tecnologia NFC è focalizzato su consentire agli utenti di PC, smartphone e tablet di <strong>scaricare, eseguire e cancellare automaticamente applicazioni e dati, in sequenza, nel contesto di un momento e un luogo particolari</strong>. Quindi, ad esempio, non appena i partecipanti a una riunione entrano nella sala conferenze, la presentazione pertinente, la lista dei partecipanti e altre informazioni saranno caricate automaticamente sull&#8217;apposito dispositivo, senza che l&#8217;utente debba compiere alcuna operazione.<br />
In questo modo i partecipanti alla riunione risparmiano una notevole quantità di tempo, eliminando la necessità di individuare, salvare, accedere e stampare anticipatamente le informazioni. La cancellazione automatica dei materiali non appena il dispositivo esce dalla sala può anche favorire la protezione dei dati e semplificare il rispetto della conformità.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>2. Milioni di viaggiatori utilizzando già carte d&#8217;imbarco digitali con codici <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/QR_Code" target="_blank">Quick Response</a> (QR) negli aeroporti</strong>. Queste carte sono piuttosto semplici da utilizzare, ma NFC promette di rendere tutto il processo ancora più facile: è infatti sufficiente tenere il telefono in prossimità del lettore, invece di allinearlo con il codice sullo schermo.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>3. I telefoni abilitati NFC possono essere utilizzati per tracciare le scorte in tutti i tipi di situazioni incorporando i tag NFC</strong>, ad esempio, nei singoli prodotti in un magazzino, nelle ricette mediche in una farmacia o nelle risorse aziendali mobili, quali laptop o proiettori di una grande società. In alternativa, incorporando un tag nell&#8217;orecchio di un animale domestico o nei vestiti di un bambino si può agevolare la conferma dell&#8217;identità di un cane smarrito o di un bimbo di tre anni che ha perso la mamma in un supermercato.</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>4. I tag NFC possono essere utilizzati anche per incorporare voucher in cartelloni nei punti vendita</strong>. I consumatori dovrebbero semplicemente scaricare il voucher tenendo brevemente il telefono vicino al cartellone e al termine della promozione, è possibile aggiornare il tag o personalizzarlo per la vendita successiva. Gli utenti possono anche utilizzare NFC per caricare i propri dati su un tag nel punto vendita al fine di, ad esempio, iscriversi a un programma di fedeltà clienti e aggiungere automaticamente i punti ai propri account semplicemente muovendo il telefono, annullando i tempi di elaborazione manuale.</p>
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		<title>Il Green Cloud: fatti o fantasia? – Prima parte</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 07:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cloud Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Fujitsu Solutions]]></category>
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		<description><![CDATA[Intorno al tema Cloud e ad alcuni aspetti in particolare quali quello relativo al “Green”si affollano definizioni, paradigmi, classificazioni che rendono estremamente difficoltosa una “navigazione” sempre chiara e condivisibile. Uno dei motivi principali di mancata chiarezza è il numero cospicuo di fattori influenti da considerare. Si va dai dibattiti sulla definizione di cloud computing, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Intorno al tema Cloud e ad alcuni aspetti in particolare quali quello relativo al “Green”si affollano definizioni, paradigmi, classificazioni che rendono estremamente difficoltosa una “navigazione” sempre chiara e condivisibile.</div>
<div>Uno dei motivi principali di mancata chiarezza è il numero cospicuo di fattori influenti da considerare. Si va dai dibattiti sulla definizione di cloud computing, da un lato, alla mancanza di trasparenza di misurazione e reporting, dall&#8217;altro. E non solo, tutto il dibattito generalmente si focalizza sugli impatti ambientali diretti dei data center che ospitano l&#8217;infrastruttura cloud. Nel frattempo, si tralasciano i vantaggi sociali potenzialmente più importanti portati dal modello cloud computing.</div>
<div>Quando si parla di impatto ambientale, la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che i cloud pubblici hanno un potenziale &#8220;green&#8221; maggiore rispetto ai cloud privati. Il motivo? Alison Rowe, Global Executive Director Sustainability di Fujitsu spiega: &#8220;È davvero tutto riconducibile alla scalabilità. Un cloud pubblico ha molti più utenti e, pertanto, il potenziale per aggregare un volume maggiore di utilizzo IT e sostituire una quantità più grande di singole istallazioni hardware e software rispetto a un cloud privato&#8221;. Tuttavia, è qui che si fermano i semplici confronti e il dibattito sulla definizione di cloud e iniziano le discussioni su cosa significhi davvero &#8220;green&#8221;.<a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/11/green-datacenters-img.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7066" title="green-datacenters-img" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/11/green-datacenters-img.jpg" alt="green datacenters img Il Green Cloud: fatti o fantasia? – Prima parte" width="184" height="69" /></a></div>
<div>Al centro di un tipico dibattito sul &#8220;Green Cloud&#8221; c&#8217;è l&#8217;efficienza energetica del data center . La condivisione delle risorse e la scalabilità dinamica della capacità di soddisfare la richiesta devono garantire che il cloud computing sia innatamente più efficiente in termini di energia rispetto all&#8217;alternativa.</div>
<div id="_mcePaste">
Tuttavia, i critici lo contestano perché i data center essendo talmente enormi, in crescita e costituendo già quasi un quarto di tutte le emissioni ICT globali, sono effettivamente il &#8220;nemico&#8221; quando si tratta di utilizzare la tecnologia per ridurre al minimo l&#8217;impatto ambientale. Inoltre, molte delle efficienze (relativamente) indiscutibili da raggiungere con la virtualizzazione e l&#8217;hardware efficiente in termini di energia possono essere vanificate dall&#8217;energia necessaria per alimentare, riscaldare e illuminare lo stesso centro di dati. Attualmente, la maggior parte dei data center non scala questi requisiti energetici in sincronia con la scalabilità della capacità di calcolo nel centro di dati.</div>
<div><strong>A domani per la continuazione…</strong></div>
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		<title>Premio &#8220;Green IT Vendors&#8221; per Fujitsu</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 08:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Bellini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Green IT]]></category>
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		<description><![CDATA[Fujitsu conquista  per il secondo anno consecutivo il primo posto nella classifica “Green-IT Vendors” stilata da Computerworld, la rivista di IDG dedicata all&#8217;Information Technology. Le strategie di Fujitsu a supporto della sostenibilità ICT incidono positivamente sulle performance aziendali minimizzando al contempo l&#8217;impatto ambientale e gettando le basi per un futuro a basse emissioni. Un modello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fujitsu conquista  per il secondo anno consecutivo il primo posto nella classifica “Green-IT Vendors” stilata da Computerworld, la rivista di IDG dedicata all&#8217;Information Technology.</p>
<p>Le strategie di Fujitsu a supporto della sostenibilità ICT incidono positivamente sulle performance aziendali minimizzando al contempo l&#8217;impatto ambientale e gettando le basi per un futuro a basse emissioni. Un modello di business basato sulla sostenibilità garantisce ai clienti opportunità maggiori in termini di affermazione del brand, incremento della marketshare, miglioramento della cultura aziendale e fidelizzazione del cliente grazie al ruolo di ‘trusted advisor’. Il gruppo Fujitsu si è posto l’obiettivo di ridurre l’emissione di 30 milioni di tonnellate di CO2 a livello globale entro il 2020 (Green Policy 2020).  <a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/TopGreenITlogo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7063" title="TopGreenITlogo" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/TopGreenITlogo.jpg" alt="TopGreenITlogo Premio Green IT Vendors per Fujitsu" width="220" height="140" /></a></p>
<p>I programmi per la riduzione delle emissioni e la leadership ambientale di Fujitsu le hanno permesso di aggiudicarsi anche un&#8217;altra posizione di rilievo nella classifica “Global Low-Carbon and Environmental Leadership” pubblicata da Gartner &amp; WWF e l&#8217;inserimento nella prima edizione dell&#8217;indagine 2011 Newsweek Green Global 500 Ranking.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L&#8217;indagine di Computerworld punta a identificare le imprese che stanno realmente adottando strategie intelligenti ed efficienti in un&#8217;ottica di concretizzazione del “green IT”. Sono settanta le aziende che hanno accolto l&#8217;invito di Computerworld completando entro il mese di agosto 2011 un dettagliato questionario online. L&#8217;analisi di Computerworld si è focalizzata sull&#8217;identificazione delle aziende più performanti nella riduzione dei consumi energetici delle apparecchiature IT e nell&#8217;utilizzo della tecnologia per preservare le risorse energetiche e abbattere i livelli di emissioni di anidride carbonica. I 12 migliori utenti IT green e i 12 migliori vendor IT green sono stati selezionati sulla base di uno schema di valutazione dettagliata che hanno dato rispettivamente vita alle classifiche Top 12 Green-IT Users e Top 12 Green-IT Vendors pubblicate sul numero di Computerworld uscito lo scorso 24 ottobre e nella versione online di Computerworld.com.</p>
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		<title>Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (5)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 06:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è apparso nella e-zine Techworld. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Questa è la quinta, ecco la prima, la seconda, la terza e la quarta. Furbo come una volpe, o soltanto pazzo? Fino a qui, tutto quello che hai letto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/aereo-gen.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7041" title="aereo-gen" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/aereo-gen-300x200.jpg" alt="aereo gen 300x200 Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (5)" width="300" height="200" /></a>Questo articolo è apparso nella e-zine <a href="http://features.techworld.com/green-it/3301323/six-ways-to-cool-your-data-centre-efficiently-and-cheaply/" target="_blank">Techworld</a>. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Questa è la quinta, <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">ecco la prima</a>, <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">la seconda</a>, la <a href="http://tech4green.it/2011/11/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-3/" target="_self">terza</a> e la <a href="http://tech4green.it/?p=6997" target="_blank">quarta</a>.</em></p>
<p><strong>Furbo come una volpe, o soltanto pazzo? </strong></p>
<p>Fino a qui, tutto quello che hai letto è stato fatto e si sta facendo, o si sta esplorando in fase di test. Ma perché fermarsi se c&#8217;è margine per ulteriori miglioramenti? Ecco alcune idee brillanti.</p>
<p>Mi prendo il merito e/o la colpa per questa idea. <strong>Perché non mettere i server dentro i vani delle turbine, e immergerli in acqua legati a cavi coassiali in fibra</strong>? Il moto dell&#8217;acqua sulla turbina produce energia, il movimento dell&#8217;acqua mantiene freddo il server. Per il massimo scambio di calore (e per evitare problemi di galleggiamento) utilizzare il raffreddamento a immersione nei liquidi per i server, vedi per esempio <a href="http://www.hardcorecomputer.com/index.html" target="_blank">Computer Hardcore</a>.</p>
<p>Quanto alla <strong>location</strong>, con<a href="http://www.makanipower.com/company/gallery/" target="_blank"> i sistemi di produzione dell&#8217;elettricità basati sull&#8217;aria che si stanno sviluppando</a> [cioè velivoli che generano elettricità in aria], che dire di <strong>moduli di data center volanti, che generano elettricità e sono raffreddati ad aria</strong> senza ingombrare spazio a terra? Certo, un facile bersaglio di pirati dell&#8217;aria armati di cesoie taglia-fili lunghe un metro. O anche più grandi stivate in dirigili più leggeri dell&#8217;aria?</p>
<p>La mia proposta preferita proviene da Perry Szarka, consulente per <a href="http://www.mcpc.com/" target="_blank">le soluzioni ai sistemi integrati Mcpc</a>: “<em>Che ne dici di una <strong>combinazione micro-birrificio e data center</strong>? L&#8217;idea sarebbe quella di far partecipare la birra al processo di raffreddamento in qualche modo visto che passa attraverso un processo di distillazione/fermentazione</em>”.</p>
<p>“<em>Il lato micro-birrificio prevederebbe <strong>un bar dove i clienti potrebbero vedere la birra scorrere nel sistema attraverso ampie vetrate e tubi trasparenti</strong>. Credo che questa sia l&#8217;ultima concezione di data center a raffreddamento liquido, almeno per gli amministratori che ho incontrato!</em>”</p>
<p>Quali pratiche innovative stai vedendo in giro? O hai  qualche idea in questo senso?</p>
<p>Articoli precedenti: <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">1</a> - <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">2</a> - <a href="http://tech4green.it/2011/11/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-3/" target="_self">3</a> &#8211; <a href="http://tech4green.it/?p=6997" target="_self">4</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-right: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://tech4green.it/2011/11/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-5/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sei modi per raffreddare il data center in modo efficiente ed economico (4)</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 05:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è apparso nella e-zine Techworld. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Questa è la quarta, ecco la prima, la seconda e la terza. Adottare componenti a risparmio energetico Ci sono molti modi per ridurre il consumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/datacenter_green.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6999" title="datacenter_green" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/datacenter_green.jpg" alt="datacenter green Sei modi per raffreddare il data center in modo efficiente ed economico (4)" width="290" height="272" /></a>Questo articolo è apparso nella e-zine <a href="http://features.techworld.com/green-it/3301323/six-ways-to-cool-your-data-centre-efficiently-and-cheaply/" target="_blank">Techworld</a>.    Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi    legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra    traduzione, in cinque parti. Questa è la quarta, <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">ecco la prima</a>, <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">la seconda</a> e la <a href="http://tech4green.it/2011/11/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-3/" target="_self">terza</a>.</em></p>
<p><strong>Adottare componenti a risparmio energetico</strong></p>
<p>Ci sono molti modi per ridurre il consumo energetico solamente <strong>sostituendo alcune componenti</strong> negli alimentatori e nei sistemi di raffreddamento.</p>
<p><a href="http://www.iodatacenters.com/" target="_blank">I/O Data Center</a>, ad esempio, “<em>usa dei chiller a intensità variabile, torri refrigeranti e unità di trattamento dell&#8217;aria per ridurre il consumo energetico. Impiegando non più dell&#8217;energia necessaria per tenere in funzione le apparecchiature a livelli ottimali, I/O riesce ad avere data center efficienti</em>”.</p>
<p>“<em>Non devi cambiare la ventola o il motore, ma mettere un VSD (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Adjustable-speed_drive" target="_blank">Variable Speed Drive</a>) sul motore. Così quella che era una ventola ad una sola velocità, potrà rallentare</em>”, spiega Dennis Symanski di EPRI. “<em>E, riducendo del 50% la velocità di una ventola con un VSD, l&#8217;energia utilizzata si riduce a un ottavo&#8221;</em>, avverte Symanski, “<em>Ma </em><em>bisogna fare attenzione che non si formi della condensa e che il refrigerante non si congeli per aver rallentato troppo</em>”.</p>
<p>C&#8217;è poi anche un modo per aggiornare facilmente le componenti in certe infrastrutture esistenti, spiega Symanski: sostituendo gli alimentatori meno recenti con quelli di tipo nuovo, energeticamente efficienti e con certificazioni come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/80_PLUS" target="_blank">80PLUS</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energy_Star" target="_blank">Energy Star</a>. <a href="http://www.hwsilenzioso.it/news/18-news-alimentatori/251-psu-80-platinum-quanto-si-risparmia" target="_blank">Qui una tabella</a> che mostra il diverso risparmio energetico delle varie unità di alimentazione certificate 80PLUS.</p>
<p>&#8220;<em>I nuovi alimentatori possono essere di diverso tipo, Bronzo, Argento, Oro e Platino, a cui corrispondono efficienze sempre maggiori</em>”, spiega Symanski. “<em>Sostituendo un vecchio alimentatore con uno di livello Platino <strong>si può risparmiare dal 10 al 15 per cento dell&#8217;energia</strong>. Oltretutto i costi per la parte dell&#8217;alimentazione sono ridotti</em>”.</p>
<p>Articoli precedenti: <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">1</a> &#8211; <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">2</a> &#8211; <a href="http://tech4green.it/2011/11/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-3/" target="_self">3</a></p>
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		<title>Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (3)</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 06:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è apparso nella e-zine Techworld. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Questa è la terza, ecco la prima e la seconda. Il mod pod Da alcuni anni, un numero crescente di case produttrici offrono moduli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/trifase_presa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6954" title="trifase_presa" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/trifase_presa-300x225.jpg" alt="trifase presa 300x225 Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (3)" width="300" height="225" /></a>Questo articolo è apparso nella e-zine <a href="http://features.techworld.com/green-it/3301323/six-ways-to-cool-your-data-centre-efficiently-and-cheaply/" target="_blank">Techworld</a>.   Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi   legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra   traduzione, in cinque parti. Questa è la terza, <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">ecco la prima</a> e <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">la seconda</a>.</em></p>
<p><strong>Il mod pod</strong></p>
<p>Da alcuni anni, un numero crescente di case produttrici offrono <strong>moduli pronti per essere installati</strong> che comprendono, oltre al processore e alle unità di storage, anche un sistema di raffreddamento integrato. Alcuni non hanno nemmeno bisogno di un proprio data center.</p>
<p>E non solo le case produttrici. Provider di hosting come <a href="http://www.iodatacenters.com/" target="_blank">I/O Data Center</a> oltre a utilizzare moduli propri, li offrono direttamente ai loro clienti che potrebbero anche non avvalersi del data center I/O.</p>
<p><strong>Switchare da AC a DC</strong></p>
<p>L&#8217;infrastruttura IT è alimentata da <strong>corrente continua</strong> (DC), ma le utility forniscono elettricità <strong>a corrente alternata</strong> (AC).</p>
<p>Normalmente, “Un <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/itechstudio/articoli/0,1254,4s5009_ART_65526,00.html" target="_blank">UPS</a> converte la corrente alternata a 480 volt proveniente dall&#8217;utility in corrente continua, per caricare le proprie batterie, e la riconverte poi in trifase 480vAC per trasmetterla direttamente al data center. La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Power_distribution_unit" target="_blank">PDU</a> (Power Distribution Unit) per ogni rack o fila di rack, converte la corrente da 480vAC a 208vAC, questo accade normalmente nelle componenti IT quali server e unità di storage in serie. E gli alimentatori di elettricità all&#8217;interno della struttura IT convertono la corrente da 208vAC a 380vDC”, spiega Dennis Symanski, Senior Project Manager in <a href="http://my.epri.com/portal/server.pt?" target="_blank">Electric Power Research Institute</a>, e presidente del comitato <a href="http://www.emergealliance.org/" target="_blank">EMerge Alliance</a> per lo standard 380vDC.</p>
<p>“<em>Abbiamo mostrato demo in tutto il mondo dell&#8217;<strong>esecuzione di data center a 380 volt di corrente continua</strong> invece che 208 volt AC</em>”, racconta Symanski.</p>
<p><strong>Trasferirci in una infrastruttura a corrente continua</strong>, spiega Symanski, “<em>ci libera di tre passaggi di conversione nel sistema elettrico, e riduce anche il carico del sistema di raffreddamento visto che viene generato meno calore</em>”.</p>
<p>Calcolatrice alla mano, quant&#8217;è il risparmio? “<em>Con la maggior parte delle nostre demo abbiamo verificato che <strong>si ottiene una riduzione del 15% dell&#8217;elettricità</strong> utilizzata per alimentare le infrastrutture IT. A questo bisogna aggiungere i risparmi dovuti a un minor uso del sistema di raffreddamento, di analoga entità probabilmente, anche se di difficile misurazione</em>”.</p>
<p>Dal momento che una infrastruttura DC vuol dire: UPS DC, interruttori di circuito a DC, cavi di interconnessione a DC, etc etc, <strong>i data center hanno scarse possibilità di convertire la loro attuale configurazione AC</strong>, se non per scopo di test, dice Symanski. “<em>Questo varrà per quando un data center sarò ampliato, aggiungendo nuove file di rack, oppure per i nuovi data center</em>”.</p>
<p>Articoli precedenti: <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">1</a> &#8211; <a href="http://tech4green.it/?p=6946" target="_self">2</a></p>
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		<title>Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (2)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 06:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è apparso nella e-zine Techworld. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Questa è la seconda, ecco la prima. Non è solo il caldo, è l&#8217;umidità Il clima secco non si trova per forza in luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/condensazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6947" title="condensazione" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/10/condensazione-300x195.jpg" alt="condensazione 300x195 Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (2)" width="300" height="195" /></a><em>Questo articolo è apparso nella e-zine <a href="http://features.techworld.com/green-it/3301323/six-ways-to-cool-your-data-centre-efficiently-and-cheaply/" target="_blank">Techworld</a>.  Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi  legati all’efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra  traduzione, in cinque parti. Questa è la seconda, <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">ecco la prima</a>.</em></p>
<p><strong>Non è solo il caldo, è l&#8217;umidità</strong><br />
Il clima secco non si trova per forza in luoghi freschi. Il data center di <a href="http://www.iodatacenters.com/data-centers/io-phoenix-data-center" target="_blank">I/O Phoenix</a> – che secondo l&#8217;azienda è uno dei più grandi al mondo – si trova in Arizona.</p>
<p>&#8220;<em>Uno dei vantaggi del deserto è che è molto secco</em>&#8220;, spiega Anthony Wanger, Presidente di I/O. &#8220;È<em> più facile eliminare il calore in un ambiente secco, il che <strong>rende l&#8217;Arizona un luogo ideale</strong></em>&#8220;.</p>
<p>La società usa un buon numero di tecniche e tecnologie per ridurre i consumi e migliorare l&#8217;efficienza. “<em>Stiamo facendo tutto il possibile per l&#8217;efficienza dei nostri data center</em>”, spiega Wanger. “<em>Separiamo l&#8217;aria fredda in entrata da quella calda in uscita. Dobbiamo tenere lontano il calore</em>”. Al momento, <strong>non c&#8217;è modo migliore per assorbirlo che attraverso l&#8217;acqua</strong>. L&#8217;aria come liquido è meno denso e meno efficiente. Una volta scaldata, la immettiamo in un ricircolo continuo al chiuso e poi all&#8217;aperto, dove viene raffreddata. Fra l&#8217;altro <strong>accumuliamo l&#8217;energia termica</strong>. E siamo in grado di riutilizzarla di notte.</p>
<p>Poi, continua Wanger, “<em>dobbiamo <strong>immettere umidità nell&#8217;aria</strong>. Il vecchio metodo comprendeva l&#8217;uso di una grossa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lampada_a_scarica" target="_blank">lampada ad alogenuro metallico</a> per far bollire l&#8217;acqua. Insomma, per umidificare, bisognava accendere una lampada a calore e trasformare l&#8217;acqua in vapore. Adesso usiamo un sistema chiamato “umidificazione a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ultrasuoni#Generazione_degli_ultrasuoni" target="_blank">ultrasuoni</a>”, che sfrutta un&#8217;alta frequenza prodotta elettronicamente per rompere la tensione superficiale dell&#8217;acqua, dissipando il vapore freddo nell&#8217;aria&#8221;</em>. Questo processo si prende un cinquantesimo circa dell&#8217;energia consumata dal data center.</p>
<p>Articoli precedenti: <a href="http://tech4green.it/?p=6862" target="_self">1</a></p>
<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: left; margin-right: 10px;"><g:plusone size="medium" count="" href="http://tech4green.it/2011/10/sei-modi-per-raffreddare-un-data-center-in-modo-efficiente-ed-economico-2/">{lang: 'it'}</g:plusone></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (1)</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 06:38:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Nalon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è apparso nella e-zine Techworld. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all&#8217;efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Ecco la prima, in cui si tratta della location. Molti data center usano la potenza massima messa loro a disposizione dalla rete elettrica. Altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/09/raffreddamento-dc.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6863" title="raffreddamento data center" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/09/raffreddamento-dc-300x166.png" alt="raffreddamento dc 300x166 Sei modi per raffreddare un data center in modo efficiente ed economico (1)" width="300" height="166" /></a>Questo articolo è apparso nella e-zine <a href="http://features.techworld.com/green-it/3301323/six-ways-to-cool-your-data-centre-efficiently-and-cheaply/" target="_blank">Techworld</a>. Riassume in modo chiaro ed esemplificativo le soluzioni a problemi legati all&#8217;efficienza e ai costi. Pubblichiamo nel blog una nostra traduzione, in cinque parti. Ecco la prima, in cui si tratta della location.</em></p>
<p>Molti data center usano la <strong>potenza massima</strong> messa loro a disposizione dalla rete elettrica. Altri invece devono affrontare <strong>problemi di gestione</strong>, legati al tempo occorrente per implementare nuove funzionalità o per gestire quelle esistenti. E i <strong>guadagni ottenuti tramite la virtualizzazione e il consolidamento dei server vengono spesso ridimensionati</strong> quanto più nuove fonti elettriche vengono aggiunte.</p>
<p>La domanda di <strong>CPU più potenti e unità di storage più capienti </strong>certo non diminuirà. Né i <strong>problemi di budget</strong>, o i costi dell&#8217;elettricità, del raffreddamento e dello spazio fisico.</p>
<p>Ecco uno sguardo su come fornitori, gruppi industriali ed esperti di IT e progettisti di impianti stanno affrontando queste sfide, oltre ad alcune idee secondo cui ci potrà ancora essere un po&#8217; di azzurro nel cielo.</p>
<p>I data center hanno bisogno di elettricità. E di solito, a basso costo. Le infrastrutture hanno bisogno poi di essere raffreddate, poiché <strong>tutta l&#8217;energia che circola all&#8217;interno alla fine si trasforma in calore</strong>. Questo di solito richiede molta energia. Un&#8217;unità di misura per l&#8217;efficienza energetica di un data center è il <strong>PUE</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Power_usage_effectiveness" target="_blank">Power Usage Effectiveness</a>) che è il rapporto tra l&#8217;energia consumata in totale tra l&#8217;alimentazione della struttura, il raffreddamento, l&#8217;illuminazione, etc – e l&#8217;energia assorbita dalla struttura (vedi <a href="http://tech4green.it/tag/pue/" target="_blank">articoli correlati</a>). I risultati migliori sono quelli più vicini al valore di PUE 1.0, anche se <strong>purtroppo i PUE 2.0 sono fin troppo diffusi</strong>.</p>
<p>“<em>Di solito si preferisce stare in un luogo geografico fresco e secco dove l&#8217;energia costa poco, come le zone nord-occidentali del Pacifico, dei data center di Facebook in Oregon. O in luogo dal clima molto secco, dove il <a href="http://www.nextville.it/index/1087" target="_blank">raffreddamento evaporativo</a> può essere molto efficiente</em>”, spiega Rich Fichera vice presidente e capo analista di Forrester Research.</p>
<p>Alcuni grandi player, ma anche le società di hosting, hanno scelto <strong>siti in cui l&#8217;energia ha un costo vantaggioso e che rispettano i criteri di raffreddamento</strong> (oltre a non essere soggette a terremoti, ad eventi naturali pericolosi, e con un costo degli immobili non eccessivo, con buona connettività di rete, e dove ci siano anche dei buoni ristoranti.)</p>
<p>Altri player con un elevatissimo numero di Server, dedicano  notevole attenzione all&#8217;efficienza dei data center e ad altre best practice, come appunto – dove e quando è possibile – l&#8217;uso del raffreddamento evaporativo per <strong>ridurre al minimo</strong> l&#8217;apporto dei “<a href="http://searchdatacenter.techtarget.com/definition/data-center-chiller" target="_blank">chiller</a>”. Quando attivi, i chiller “<em>possono consumare molto più di tutto l&#8217;insieme del sistema di raffreddamento</em>”.</p>
<p>Il raffreddamento evaporativo certo richiede energia elettrica, ma molta meno. Una infrastruttura finlandese di Google (<a href="http://www.greenbiz.com/news/2011/05/31/google-uses-sea-water-cool-finland-data-center" target="_blank">per saperne di più</a>) “<em>sfrutta l&#8217;acqua del mare per favorire un raffreddamento più economico</em>”. Secondo l&#8217;azienda, “<em>il data center costruito da Google usa circa la metà dell&#8217;energia di un data center comune</em>”.</p>
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		<title>E-waste: la terza via</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 06:45:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà che la crisi aguzza l&#8217;ingegno, sarà che a volte le trovate più ingegnose sono anche le più semplici, ma negli Stati Uniti, a Minneapolis (nel Minnesota) si è trovata una soluzione alternativa al problema dell&#8217;e-waste. Si sa, un&#8217;azienda che si pone l&#8217;obiettivo della sostenibilità ambientale non deve solo preoccuparsi dell&#8217;efficienza energetica della propria infrastruttura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/09/Screen-shot-2011-09-19-at-3.46.06-PM.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6783" title="Screen shot 2011-09-19 at 3.46.06 PM" src="http://tech4green.it/wp-content/uploads/2011/09/Screen-shot-2011-09-19-at-3.46.06-PM-300x218.png" alt="Screen shot 2011 09 19 at 3.46.06 PM 300x218 E waste: la terza via" width="300" height="218" /></a>Sarà che la crisi aguzza l&#8217;ingegno, sarà che a volte le trovate più ingegnose sono anche le più semplici, ma negli Stati Uniti, a Minneapolis (nel Minnesota) si è trovata una soluzione alternativa al problema dell&#8217;e-waste.</p>
<p>Si sa, un&#8217;azienda che si pone l&#8217;obiettivo della sostenibilità ambientale non deve solo preoccuparsi dell&#8217;efficienza energetica della propria infrastruttura, e delle emissioni di gas serra in atmosfera; oggi più che mai, <strong>diventa rilevante ai fini di ridurre l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente la gestione dei rifiuti elettronici</strong>. Come abbiamo ripetuto più volte, non si fa ancora abbastanza per instradare la cosiddetta spazzatura elettronica sulla via del riciclaggio, in Europa come negli Stati Uniti. L&#8217;<a href="http://www.epa.gov/" target="_blank">Agenzia di protezione ambientale</a> statunitense ha calcolato che appena il 40% dei pc viene poi effettivamente riciclato. E allora?</p>
<p>Qualcuno, nel Minesota dicevamo, ha avuto la brillante quanto elementare idea di <strong>regalare i personal computer a chi altrimenti non potrebbe permettersene uno</strong>. E così nella città è stato avviato un programma istituzionale che prevede le donazioni appunto dei pc di cui le società vogliono liberarsi, a famiglie con basso reddito. Lo sappiamo, la crisi negli Stati Uniti ha ridefinito il concetto di povertà più che altrove: ci sono i nuovi e i “vecchi” poveri. Insomma, teoricamente migliaia di beneficiari di prodotti IT in via di dismissione. Si tratta ovviamente di una iniziativa senza fini di lucro, che, per i risultati raggiunti, ha avuto il premio <a href="http://www.cwhonors.org/" target="_blank">Computerworld Honour 2011</a>. Grazie anche a <a href="http://www1.unisys.com:8081/customer-education//training-mn.asp" target="_blank">UNISYS</a> &#8211; fornitore IT &#8211; <strong>1100 vecchi pc sono stati donati</strong> e ora ci sono quindi altrettante famiglie che posseggono un computer.</p>
<p>Questa iniziativa avvia sicuramente un circolo virtuoso. “<em>Se i nostri residenti sono più esperti di tecnologie digitali, si spera <strong>saranno più produttivi, vivranno meglio e sentiranno che la città ha fatto qualcosa per loro</strong></em>”, sostiene il CIO Otto Doll. “<em>Se una delle persone che ottiene la macchina finisce per avviare un&#8217;impresa, vogliamo che questa sia a Minneapolis. Vogliamo che sentano che questa è una vera società digitale</em>”.</p>
<p>Inoltre <strong>donare l&#8217;attrezzatura IT ha un costo molto basso</strong>, sicuramente non più che avviarla al riciclo. Si tratta di formattare i dischi fissi, come misura precauzionale, e poi recapitare i computer ai richiedenti, secondo una precisa graduatoria. In tutto, secondo il dirigente di Unisys Jeff Wilke,<strong> l&#8217;azienda ha risparmiato il 75% sui costi di smaltimento</strong>.</p>
<p>In Italia le condizioni non sono poi tanto diverse. Il digital divide esiste: divide et impera per così dire. Ad esempio tra i nuovi italiani &#8211; i migranti che hanno scelto il nostro Paese per vivere &#8211; <strong>ce ne saranno molti privi di computer e, in alcuni casi, di alfabetizzazione informatica</strong>. Perché quindi non &#8216;copiare&#8217; la buona idea di Minneapolis? Donare un computer significa, nella maggior parte dei casi, stimolare l&#8217;apprendimento di una competenza (chi possiede un computer, è facile impari ad utilizzarlo). Non è insomma un&#8217;idea doppiamente produttiva e vantaggiosa per la comunità?</p>
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