E-waste, un problema sottovalutato

Durante l’ultimo decennio la corsa all’efficienza energetica ha prodotto buoni risultati. Oggi esistono computer, data center, telefonini, stampanti e ogni sorta di strumento informatico a basso consumo energetico. Sia per quanto riguarda i consumatori, sia le aziende sono stati raggiunti obiettivi in cui, anche solo fino a cinque anni fa, non era lecito sperare. Il problema è proprio questo. La spinta propulsiva nell’ambito del Green IT si è limitata quasi solamente alla riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti. La questione dell’e-waste, la spazzatura elettronica, è stata poco considerata.

Su Tech4green ne abbiamo già parlato. Non abbiamo detto però quanto il problema della spazzatura elettronica sia affrontato superficialmente né – soprattutto – per quali motivi.

Innanzitutto c’è il problema della sopravvalutazione della questione dell’efficienza energetica, rispetto a quella dello smaltimento dei rifiuti.

Portiamo un esempio. L’introduzione sul mercato di telefonini smartphone, come gli iPhone, ha ridotto di molto il bisogno di strumenti specifici come: videocamere, agende elettroniche, console per videogiochi, lettori musicali, radio. Il risultato in termini di impatto sull’ambiente – sia per quanto riguarda l’e-waste, sia sotto l’aspetto dei consumi energetici – sembrerebbe positivo. Cioè gli utilizzatori dell’iPhone tendono a non comperare videocamere di media qualità, lettori musicali tradizionali ecc. Per questi scopi usano, nella maggior parte dei casi, il loro iPhone.

Teoricamente un unico strumento ha un impatto minore sull’ambiente, sotto tutti gli aspetti. Tuttavia bisogna anche considerare la rapida evoluzione del mercato e di queste tecnologie. I telefonini diventano obsoleti in poco tempo. I modelli di iPhone si susseguono. E, in pochi anni, milioni di apparecchi cellulari finiscono nella spazzatura. Quindi, almeno dal punto di vista dello smaltimento dell’e-waste, questo è un problema. Ed è ampiamente sottovalutato.

La sottovalutazione riguarda anche le associazioni ambientaliste, che in questi anni hanno concentrato i loro sforzi per sensibilizzare le aziende e i governi alla riduzione dei consumi e delle emissioni nocive. C’è stato un forte impegno su questo fronte. Mentre per quanto riguarda l’e-waste s’è fatto molto meno.

Ci sono poi ragioni strettamente commerciali. La riduzione dei consumi energetici e del numero di apparecchi elettronici in circolazione (come nel caso dell’iPhone) è motivo di interesse per i consumatori. Cioè un apparecchio più efficiente e multifunzionale è molto attrattivo. Si vende facilmente. Entrambi sono buoni argomenti di marketing. Diverso sarebbe la comunicazione che i rifiuti elettronici inquinano. Equivarrebbe a disincentivare all’acquisto. Quindi è meglio tacere gli effetti dell’inquinamento da e-waste ed esaltare intanto i vantaggi legati all’efficienza energetica e alla multifunzionalità.

Ci sono infine ragioni economiche. Il costo di estrazione delle sostanze tossiche dai rifiuti elettronici è alto e poco sostenibile. Cioè non è conveniente riciclare l’e-waste. Anche per questo forse le leggi che regolamentano lo smaltimento e il riciclaggio sono tardate a venire (per non parlare dell’attuazione, di cui ancora non si percepiscono risultati notevoli).

E, nel frattempo, l’e-waste viene smaltita nei paesi sottosviluppati. Molto spesso illegalmente. Nella fotografia in alto – scattata in Ghana da Andrew McConnel – sono visibili i risultati. Recentemente questa indagine della BBC ha denunciato il traffico illegale dell’e-waste in quello che è uno dei paesi più poveri dell’Africa.

By Redazione June 3, 2011

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