Quanto sono Green i tuoi data center?
Due settimane fa Greenpeace ha pubblicato la classifica delle aziende più Green sotto il profilo della produzione dell’energia utilizzata. In base al metodo di generazione dell’elettricità (attraverso fonti rinnovabili, oppure molto inquinanti come il carbone) ha classificato gli utilizzatori. L’iniziativa si chiama “How dirty is your data?”. Il report completo si può reperire qui.
Apple e Facebook spiccano per l’utilizzo di energia “sporca”, ricavata attraverso il carbone. Greenpeace si era già attivata di recente per sensibilizzare il colosso dei social network perché cambiasse l’approvvigionamento energetico del data center di Prineville. Per tutta risposta, Facebook aveva lanciato il progetto Open Compute, con il quale rendeva pubblici i dati di funzionamento del data center. In questo modo il titano di Zuckerberg contribuirà allo sviluppo di data center più efficienti e meno inquinanti (per un approfondimento sul progetto Open Compute, clicca qui).
Ovviamente il passo di Facebook influisce sul versante dell’efficienza, e non invece su quello dell’approvvigionamento energetico. Quest’ultimo è tuttavia particolarmente rilevante se si considera che, nel mondo, i computer consumano circa il 2 per cento di tutta l’energia prodotta. In particolare, il cloud computing sta alimentando una crescita rapida dei consumi: circa del 12 per cento ogni anno.
Pertanto i progetti come Open Compute, indubbiamente ben accolti da Greenpeace e dagli ambientalisti, non esauriscono né risolvono buona parte del problema. Per il momento si sta agendo solo in una direzione: “questa è solo una metà dell’equazione”, ammonisce Gary Cook, analista IT di Greenpeace.
Tra le società più virtuose per quanto riguarda un approvvigionamento energetico “pulito”, c’è Yahoo. Com’è facile immaginare, il merito non è solo dell’azienda; ma influisce parecchio l’ubicazione delle infrastrutture IT che, nel caso di Yahoo, sono collocate in luoghi dove è economicamente vantaggioso approvvigionarli con energia idroelettrica.
Una delle aziende meno virtuose in questo senso è senza dubbio Apple, secondo Greenpeace. E, per comprendere il feedback mediatico del report “How dirty is your data” è sufficiente verificare su Google (in questo modo). Google, per parte sua, viene accusata da Greenpeace di non divulgare a sufficienza le informazioni sul proprio consumo d’energia. E tuttavia, è noto che il secondo sito più visitato al mondo negli USA (il primo è Facebook, da quest’anno) investe direttamente in progetti per lo sfruttamento delle energie solare e eolica. Quest’attività influisce positivamente sull’indice pubblicato da Greenpeace.
Ma, in generale, le singole iniziative delle aziende non riescono a diventare spinte vere e proprie sul sistema politico capaci di influenzare le politiche energetiche. Insomma, colossi come Google o come Facebook sembrano non avere il potere o la volontà di condizionare l’intero sistema. Le iniziative, in qualche caso virtuose e lodevoli, non hanno avuto finora effetti sistemici, cioè politici. Si sono risolte e concluse come iniziative singole e relative alla realtà aziendale e territoriale in cui erano nate. Il futuro però, soprattutto ora che la competizione tra Facebook e Google è così viva anche sotto il profilo dell’eco-sostenibilità, potrebbe riservare delle sorprese.
By May 4, 2011
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