Investire in innovazione in Italia: luci e ombre

Immagine e dati dell'indice da www.bitmat.it
Ci sono segnali di ripresa, deboli ma incoraggianti, quanto alla propensione agli investimenti in innovazione tecnologica.
IFIIT – l’indice che misura il grado di fiducia degli investitori, e dunque l’aspettativa di crescita della competitività – come ogni mese ha pubblicato i risultati delle ricerche e il valore dell’indice.
Quanto al mese di febbraio 2011 (le rilevazioni sono state effettuate in gennaio), si registra un positivo aumento. Si tratta di mezzo punto netto (da 66,90 a 67,40) dovuto innanzitutto alla forte spinta all’innovazione nel Nord-Est e nel Centro Italia.
Comparti interessati a tale aumento di interesse per gli investimenti IT sono la grande industria, il comparto dell’energia e quello dell’automotive. Non varia il suo assetto, caratterizzato da alto e stabile interesse all’innovazione, il mondo bancario-assicurativo.
Il settore che maggiormente risente di quella che Banca d’Italia ha definito “crescita lenta e senza slancio” è senza dubbio quello dell’edilizia (in calo da quattro mesi). In lieve decrescita sempre rispetto ai valori medi dell’indice, il mondo delle professioni e il commercio al dettaglio.
Situazione molto peculiare, cioè molto “italiana”, è quella delle piccole e micro imprese. Secondo IFIIT la percentuale di operatori che avverte un aumento del “digital divide” in Italia rispetto ad altri Paesi si attesta al 44% (un punto percentuale in più rispetto al mese scorso). Le piccole e micro imprese risentono particolarmente di questa condizione. E’ anche il parere del Centro Studi di Confindustria (CSC) che nell’ultimo report dedica un intero paragrafo alla razionalizzazione in numeri e percentuali di quel disagio percepito dagli intervistati di IFIIT.
Il confronto più illuminante è quello micro imprese italiane e tedesche. La diffusione dell’ICT di base è calcolato intorno al 44% (contro l’86% delle imprese tedesche). La percentuale degli operatori che si servono di un computer sul posto di lavoro è del 43% (contro il 61% della Germania). Considerato che il 90% del mondo produttivo italiano e costituito di piccole realtà, emerge un quadro deludente da una parte, ma stimolante se si pensa al potenziale ancora inespresso dal nostro Paese.
Secondo il CSC, tra i più grossi ostacoli al superamento di questa condizione, c’è l’incapacità di cogliere i vantaggi offerti dalle tecnologie. E’, dunque, anche un problema di conoscenza. Non si tratta solo di una diminuzione di fiducia degli investitori, dovuto alla congiuntura economica e alla difficoltà di accesso al credito. Riguarda invece anche la consapevolezza e le conoscenze in materia di ICT.
Tra le soluzioni individuate, senz’altro la diffusione della Banda Larga è tra le più funzionali. Oggi l’innovazione, e così la consapevolezza della medesima, viaggia attraverso Internet.
By March 8, 2011
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