Il Cloud Computing per affrontare il dopo-catastrofe

Mai come ora, e per un motivo così funesto, in Giappone sono necessarie politiche per il risparmio energetico. Tokyo – una città illuminata a giorno durante la notte, e refrigerata costantemente da milioni di condizionatori nei mesi caldi, – dovrà fare a meno di molte cose. Questo è niente, certo, in confronto alla tragedia in corso e ai rischi che ancora si corrono. Ci si deve preoccupare di altro, è vero.

Tuttavia è difficile ignorare che, con l’incidente di Fukushima, e a causa del sisma, il Giappone ha visto ridursi il proprio approvvigionamento energetico. Dopo l’11 marzo La capacità di generazione della TEPCO (società privata che gestisce l’intera rete elettrica) si è ridotta di circa un terzo. Ora TEPCO è in grado di produrre solo 31 gigawatt, a fronte dei 65 gigawatt che erano la media produttiva prima dell’incidente. E pensare che fino all’11 marzo la produzione di elettricità in Giappone era considerata tra le più massicce e affidabili.

Il calo di potenza interessa i privati cittadini come le imprese. Ha riguardato anche gli uffici e le fabbriche dei principali produttori di elettronica, così come l’industria automobilistica. Sony ha bloccato la produzione in 5 stabilimenti. Toyota, Nissan, Honda hanno sospeso parte delle attività.
Anche i trasporti, i treni soprattutto, sono soggetti a una temporanea paralisi che non si sa quanto potrà durare. Per evitare il sovraccaricamento della rete elettrica sono stati previsti dei black-out. Gli oscuramenti programmati durano fino a un massimo di tre ore. Possono avvenire durante l’arco di tutta la giornata, in particolar modo la sera, quando il consumo di elettricità è maggiore. Eccetto gli ospedali e le strutture di emergenza, tutti i soggetti sono coinvolti in queste misure. Anche l’imperatore del Giappone non è esente da tali privazioni, per sua espressa volontà (ha dichiarato: “Vogliamo condividere i disagi dei cittadini dovuti al piano di black out programmato”).

Tra le misure che il governo intende adottare per ridurre il fabbisogno energetico, ci sono l’aumento del prezzo dell’energia, e l’introduzione dell’ora legale. Quest’ultima opzione è stata rigettata nel 2005, quando il Giappone ha rifiutato di adottare il cambiamento dell’ora. Secondo alcuni esperti giapponesi la cosiddetta ora legale incide negativamente sul sonno (fonte). Ora ci sono altre priorità, naturalmente.

Com’è noto, i danni non sono soltanto sistemici, non derivano solamente dalla perdita di potenza della rete elettrica, ci sono danni materiali per milioni di dollari. (Qui una stima complessiva di Swiss Re). Sono andate distrutte centinaia di strutture tecnologiche, per non parlare dei guasti ai cavi sottomarini usati per le connessioni di rete.

Per quanto riguarda i sistemi informatici coinvolti nel disastro, i più resistenti sono stati quelli basati sul cloud computing. Questo perché la tecnologia cloud lavora su più luoghi fisici che vengono percepiti come unico luogo virtuale, e automatizza il recupero dei dati in caso di interruzione di alcuni nodi.

In generale, il cloud computing può essere una buona risposta, in questi termini, a eventi catastrofici di tale portata. Già in Nuova Zelanda, il recente terremoto ha portato a una accelerazione nello sviluppo di tecnologie cloud. Le aziende possono così recuperare facilmente i dati. I dipendenti possono lavorare da casa, qualora le sedi risultassero danneggiate e inagibili. Lo scrive anche Darren Greenwood, giornalista di ZDNET Australia, forte sostenitore di questa tecnologia nel suo blog.

By Redazione March 30, 2011

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