Si parla molto di ”cloud computing”, e anche su Tech4Green abbiamo trattato questo tema più volte, tanto da avere una sezione dedicata . Ma vi siete mai chiesti chi ha inventato questo termine e quando è nato? Per risalire alle sue origini, dobbiamo fare un salto indietro nel 1997, quando Ramnath K. Chellappa, oggi professore dell’Emory University di Atlanta (Georgia), ha coniato la definizione accademica di cloud computing: “un paradigma informatico dove i confini dell’elaborazione dei dati vengono determinati più da ragioni economiche che da limiti tecnici”.
Come è giunto alla definizione di cloud computing?
Quando sono stati sviluppati gli standard (in particolare nella comunicazione), ho supposto che due dispositivi qualsiasi potevano comunicare fra loro. Nel 1995 questa ipotesi sembrava fantascienza, ma oggi come oggi la vediamo applicata agli smartphone e ad altri sistemi. Al tempo la domanda era: chi e che cosa decide ciò e/o dove si eleboreranno i dati?La risposta era nell’ambiente client/server, tant’è che dicevamo: “Avrò l’interfaccia grafica sul mio client e il server eseguirà l’effettiva elaborazione dei dati. Pertanto, la mia applicazione avrà una determinata collocazione, e via dicendo”. Ho coniato la definizione di cloud computing, perché ritenevo che questo modello fosse veramente nebuloso per quanto riguarda la definizione dei confini e la determinazione di dove effettivamente avvengono le cose. È un modello vago anche rispetto all’ubicazione dell’utente e alla definizione di utente stesso, il quale potrebbe essere anche un fornitore. Se pensiamo ad esempio a Twitter o Facebook e ai contenuti generati dagli utenti, possiamo notare che anch’essi sono una forma di servizio. Si usufruisce di un servizio offerto da amici che mettono in rete, ad esempio, delle foto.
Continua a interessarsi degli sviluppi di questo fenomeno?
Certo. Ho sempre avuto la visione che i processi informatici assumeranno la loro forma definitiva, quando un insieme di soluzioni mi verrà messo a disposizione su richiesta, in modo istantaneo e dinamico. Non importa da dove provenga, chi lo realizzi o chi abbia scritto quale parte del codice. Non siamo arrivati a questo punto, ma possiamo già immaginarlo. Oggi la domanda è: in che modo posso fidarmi di questa determinata parte di codice che sta esaminando i miei dati, magari anche brevettati, per creare ciò di cui ho bisogno? In che modo posso sapere che non rovinerà i miei dati? In che modo posso essere certo che funzioni correttamente?
Vede richieste fatte in nome del cloud computing che ritiene essere fuori luogo?
Ciò che ritengo fuori luogo è che ognuno pretende che il proprio modello sia IL VERO modello di cloud computing. Lo trovo alquanto strano! In realtà, vediamo un ampio numero di modalità diverse con cui questo sistema funziona. Si sente chiedere: “il software ‘as a service’ fa parte del cloud computing oppure no?” Queste questioni entrano in gioco solamente quando si comincia a definire il cloud computing in modo estremamente tecnico.


Comments (2)
Tweets that mention Tre domande all’inventore del “cloud computing” | Tech4Green -- Topsy.com — 03/08/2010
[...] This post was mentioned on Twitter by Tech4Green, CorporateBlog Italia. CorporateBlog Italia said: Tre domande all’inventore del “cloud computing” http://bit.ly/cmuaYl [Tech4Green] [...]
10 ragioni per cui il cloud computing rivoluzionerà l’ IT | Tech4Green — 12/08/2010
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