Investire nel cloud? Sì, ma prima in quello privato
By November 30, 2009
A scanso di equivoci e dubbi e per evitare rischi di scorrette interpretazioni , riporto fedelmente il titolo di una nota di Gartner riguardante il futuro prossimo del computing a nuvola: “IT organisations will invest more in private cloud services than in external cloud providers through 2012”.
La previsione partorita, non più tardi di due mesi fa, dagli analisti della società di ricerca americana è assai esplicita: il cloud computing è una “tecnologia” in ascesa, sempre più le aziende lo adotteranno ma da qui a tre anni gli investimenti saranno principalmente indirizzati alle nuvole di dati private rispetto a quelle pubbliche e offerte dai fornitori IT. Meglio dunque crearsi in casa le condizioni per distribuire “as a service” e via Internet dati e applicazioni che affittare porzioni di data center alle Google o Amazon di turno? Non esattamente. Nella sua valutazione, Phil Dawson, research vice president at Gartner, prosegue infatti così: “with cloud offerings coming in the form of services, this means that the IT organisation will be replaced by relationships to many cloud computing service providers, each for one or a handful of services”.
Le future organizzazioni IT saranno cioè frutto di soluzioni miste, in cui alcune risorse informatiche saranno gestite e distribuite internamente in modo tradizionale mentre altre saranno disponibili sulle “nuvole private”. A Cio e responsabili IT quindi spetterà il compito (e la responsabilità) di decidere quando e come attivare provider esterni di servizi cloud, quando implementare (applicazioni e servizi) internamente e quando ricorrere ad entrambi i modelli.
Le cloud private faranno da tramite, da tappa intermedia e necessaria, ai futuri servizi di cloud pubblici; le prime saranno le preferite per i prossimi anni, almeno sino a quando le seconde saranno del tutto mature. Questo in sostanza il messaggio di Gartner, che alle aziende pronte a investire nel modello “private” ricorda come i beneficiari di questi servizi siano a numero chiuso e come i servizi stessi siano realizzabili in testa a un’infrastruttura cloud pubblica o su una di tipo ibrida.
Per chiudere il post, mi affido all’ultimo passaggio della nota Gartner, forse il più significativo: “for now, private cloud computing will not just be a viable term, it will be a significant strategic investment for most large organisations. We predict that through 2012, more than 75 per cent of organisation’s use of cloud computing will be devoted to very large data queries, short-term massively parallel workloads, or IT use by start-ups with little to no IT infrastructure”.
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