Diffidare delle indagini di mercato? È una possibilità, nonché una libera scelta. Ma spesso ciò che emerge da questi studi esprimono tendenze reali, che riflettono spesso le difficoltà con cui molte aziende (utenti) devono convivere. Quella che ha condotto (per conto di Colt) la società di ricerche Portio, per esempio, mette dietro la lavagna la metà dei Cio e responsabili IT europei intervistati a campione in 13 Paesi europei. Oggetto della “punizione”? La conoscenza approfondita delle tecnologie cloud.
Questi i dati su cui riflettere. Il 56% dei responsabili IT delle aziende di 13 Paesi europei non ha familiarità con il computing a nuvola. I meno preparati sono i detentori del “potere” informatico nel settore pubblico: solo il 37% di questi afferma infatti di conoscere questa tecnologia. Per contro, la maggior parte (il 77%) dei Cio che hanno familiarità con il cloud, il 46% degli intervistati, ha già adottato o sta valutando l’adozione di tali servizi e soluzioni. Dati che significano in concreto una cosa: il cloud più lo si conosce (e se percepiscono i possibili vantaggi) più lo si adotta e lo si porta dentro i sistemi informativi aziendali.
Il punto è quindi questo: come si diffonde il verbo del computing a nuvola? Risposta scontata ma non banale: con le necessarie competenze adeguate a far capire i benefici insiti in questa tecnologia ai responsabili IT delle aziende. Altra risposta un po’ meno scontata: con la definizione e la disponibilità di standard condivisi fra i vari operatori (vendor tecnologici, system integrator e service provider) del settore. Magari utilizzando in linguaggio semplice e messaggi trasparenti basati sui tangibili vantaggi di business legati all’adozione di questi servizi.


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