Nuvole pericolose? Parla il guru di Harward
By August 28, 2009
Chi non fosse d’accordo con i contenuti di questo post può rivolgersi direttamente a Joanathan Zittrain, esponente di spicco del Berkman Center for Internet & Society dell’università di Harvard ed autore del saggio “The Future of the Internet and How to Stop It“. Perché scarico la responsabilità a un emerito studioso che neppure lontanamente conosco? Perché è stato lui a scrivere circa un mese fa sul New York Times che il cloud computing presenta dei rischi. Senza troppi giri di parole Zittrain – “se affidi i tuoi dati ad altri, questi possono anche tradirti “ – ha spiegato come la tendenza a portare fuori dal pc o dai server aziendali le applicazioni e trasferirle nella Rete per essere lì utilizzate dagli utenti mettono a repentaglio non solo privacy, controllo e integrità dei dati ma anche l’innovazione, sotto forma di coercitiva possibilità di scrivere specifiche applicazioni solo per determinati servizi on line o per dispositivi più controllati del proprio computer.
La questione della sicurezza delle nuvole di bit che alleviano i costi e le complessità dei data center è al centro di un dibattito molto acceso e ai molti sostenitori dei vantaggi del cloud Zittrain risponde invitando tutti alla prudenza, nei confronti dei grandi centri dati sparsi qua è là sul pianeta da Google, Microsoft, Amazon e via dicendo e in linea generale del modello alla base del cloud computing.
Non avere i propri dati (documenti aziendali o contenuti digitali nel caso di un consumatore) sul proprio computer, questa la tesi del guru di Harward, è sinonimo di scarso controllo degli stessi. Le informazioni riservate e personali (e-mail comprese) sono infatti più esposte alla consultazione di terzi, soprattutto ai malintenzionati in cerca di facili frodi telematiche. Con la diffusione del cloud non solo sarebbe a rischio la privacy, conclude infine Zittrain, ma anche quella spirale di libera creatività che ha fatto del Web una pietra miliare dello sviluppo della società moderna.
Il fatto che chiunque possa scrivere programmi e decidere, a suo piacimento, di regalare o vendere il codice – questa la riflessione dello studioso – è alla base dell’innovazione tecnologica che ha fatto nascere ed affermarsi i vari OpenOffice, Firefox, Skype e altri. Se agli sviluppatori si impone cosa programmare e come farlo, questo circolo virtuoso si interrompe e la tendenza a portare tutto sulle nuvole – se non opportunamente regolata, anche con mirati incentivi ai vendor IT che investono nel cloud computing, per mantenere lo status quo di ambiente aperto della Rete – potrebbe accelerare questo processo. Il dibattito prosegue.
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