Parlare di certe cose in pieno clima vacanziero forse non è la cosa più sensata da fare ma per prendere commiato dal 2008 e mettere un piede del 2009 ho pensato di dedicare ancora un post all’argomento oggetto dell’ultimo web cast andato in onda su quest blog, la virtualizzazione.
Fabio Rizzotto di Idc ha già illustrato in profondità i possibili atteggiamenti a venire di quelle aziende che ancora non hanno sposato il verbo della virtualizzazione e che stanno quindi alla finestra. Io mi limito pertanto a enfatizzare alcuni messaggi sortiti dalla ricerca commissionata da Fujitsu Technology Solutions, Emc2 e VMware partendo dal fatto che sia per le imprese con un numero di dipendenti compreso fra 250 e 499 sia per quelle con più di 500 addetti l’efficienza dell’infrastruttura It appare ormai irrinunciabile a prescindere dalla dimensione. Perché significa una gestione più semplificata dei sistemi e la riduzione dei costi di sviluppo e mantenimento degli stessi.
Se di “road map” della virtualizzazione si può parlare Idc ha rilevato che la maggior parte delle aziende italiane che hanno già investito in questa direzione è impegnata in progetti di puro consolidamento di server e altri ambienti (la cosiddetta fase tattica) e alcune hanno già abbracciato invece la fase proattiva che prevede la virtualizzazione delle applicazioni mission critical. Poche, ed è anche logico che sia così vista la giovane età del fenomeno, sono arrivate già alla fase dinamica, in cui la virtualizzazione è completata e supporta appieno le dinamiche di business. Con il 2009, questa la sensazione, le attività di “server consolidation” dovrebbero lasciare il passo a fasi evolutive dal punto di vista dell’estensione e della portata delle risorse It.
Sul fronte specifico dello storage, le esigenze mostrate dalla aziende in merito alla virtualizzazione (e sul tema leggetevi il post “rompicapo” di Maurizio Paci) appaiono molteplici e confermano il valore strategico delle attività di data e information management. Dalla ricerca emerge che le esperienze di virtualizzazione fin qui condotte appaiono positive e nell’immediato futuro potrebbero sostenere ulteriori iniziative, a cominciare dalla virtualizzazione del back-up, un possibile punto di partenza anche presso le aziende che non dispongono di queste soluzioni.
Nei prossimi 12 mesi, e questo prendetela come previsione beneaugurante visto il clima di recessione che si annuncia caratterizzare il 2009, la virtualizzazione dovrebbe conoscere la sua piena affermazione. E questo perché, dice Idc, non vi sono criticità significative che ne hanno limitato l’adozione e perché le diffidenze da superare appaiono contenute o di limitato impatto. Di barriere alla diffusione della virtualizzazione nelle aziende italiane sembrano quindi non essercene e il quadro a venire è tutto sommato positivo. Solo in parte oscurato dal partito dei “non-adopter”, che al fenomeno guardano con interesse al fenomeno sebbene con un approccio ancora conservativo e di prudenza. Verrà meno, questa reticenza, nel corso del 2009?


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