Green IT

Green computing: bello e utile, ma solo sulla carta?

Una moda, un’esigenza, un’opportunità da sfruttare, una dimostrazione di sensibilità (verso l’ambiente). Il green It, o green computing, è sicuramente un fenomeno di stretta attualità e molte ricerche in questi mesi hanno confermato che all’interno di molte aziende, a vari livelli di responsabilità, c’è molta attenzione e volontà di investire in questa direzione. La volontà c’è, ed è un fatto indiscutibile. Quando si tratta di tradurre in pratica le intenzioni e quindi investire iniziano invece i problemi. Entra nel merito della questione una ricerca condotta da Coleman Parkes (per conto della Xerox) che ha coinvolto 460 Chief Marketing Officer e 167 Chief Financial Officer di grandi aziende operanti in Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda e Regno Unito. Dei primi, circa la metà (il 47% per la precisione) ha detto che nella propria azienda non c’è una reale propensione a ridurre l’impatto ambientale delle attività di marketing. Fra i secondi, il 63% non crede che all’interno della propria organizzazione vi sia un approccio finalizzato alla tutela dell’ambiente. I dati relativi all’Italia parlano da soli: solamente il 52% dei Cmo ha infatti ammesso che la propria azienda misura effettivamente l’impatto ambientale delle attività di marketing, il  20% se lo è posto come prossimo obiettivo da raggiungere e il 29% ritiene di doversi prefissare degli obiettivi ambientali.

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Pubblicato da Fujitsu Technology Solutions il 17/12/08 .
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