Virtualizzazione

E se la virtualizzazione non fosse poi così complessa?

idclogo1 150x50 E se la virtualizzazione non fosse poi così complessa? Una dopo l’altra, le indagini IDC che analizzano le dinamiche della virtualizzazione dei sistemi IT fotografano un fenomeno in divenire, dove alla maturità crescente di alcuni concetti si affiancano nuove sfide e problematiche che rendono il dibattito sempre molto acceso.

Proprio su questo tema si sta concludendo in questi giorni un’indagine IDC su un campione di medie e grandi imprese italiane. Non è ancora possibile osservare i risultati definitivi tuttavia si può avanzare qualche considerazione analizzando i dati preliminari, di tipo qualitativo e riferiti a un campione intermedio di 58 aziende intervistate.

La prima è che la semplificazione della gestione dei sistemi IT e la riduzione dei costi di sviluppo/mantenimento – già da tempo sentite come obiettivi in ambito IT – assurgono adesso al ruolo di vere e proprie “linee guida” per l’evoluzione dell’infrastruttura IT aziendale. Tra queste, peraltro, non compare al top quel “supporto alle esigenze di business” che fino a poco tempo fa era visto come l’obiettivo primario. Secondo IDC, si tratta di un ulteriore passaggio logico-concettuale nei CIO, che hanno bene in mente il supporto ai processi di business ma lo intendono ormai come un prerequisito imprescindibile dei sistemi informativi, verso cui tendere ma la cui realizzazione passa attraverso tecnologie e iniziative in grado di “liberare” risorse, oggi troppo assorbite dall’operatività IT. Possiamo affermare che la virtualizzazione sia la risposta a queste esigenze? Certamente sì, se accompagnata da altre iniziative e supportata da metodologie, strumenti di gestione e percorsi (roadmap) sostenibili. Il fatto poi che il maggior “influencer” ovvero sostenitore di queste iniziative sia il CIO/IT Manager avvalora ulteriormente il quadro delineato. Proviamo quindi a concentrarci un attimo sull’analisi delle esperienze in tema di virtualizzazione, rimandando a un secondo momento la disamina delle problematiche e delle dinamiche che caratterizzano i “non adopters”.

A differenza di molti fenomeni tecnologici che risultano appannaggio delle organizzazioni di una certa dimensione, la virtualizzazione ha aperto una breccia in quella tipica curva di adozione IT che vede le PMI sempre un passo indietro e con un gap temporale rispetto alle grandi.

La sensazione, confortata dalle indagini, è che le tecnologie di virtualizzazione si stiano ricavando un posto di rilievo anche nelle realtà di media e medio-piccola dimensione. L’indagine IDC in corso conferma come la virtualizzazione sia un fenomeno trasversale alle organizzazioni, sebbene con una penetrazione maggiore presso le grandi aziende.

Anche dal punto di vista delle componenti IT il ventaglio di iniziative appare ampio, spaziando dalla “server virtualization” –  che ha fatto da apripista e caratterizza ancora la quota più elevata di iniziative – alle altre aree quali storage, network, piuttosto che client le quali, in misura minore, contribuiscono a rendere ancora più dinamica la roadmap evolutiva.

Complessità, aspetti progettuali, ricadute e impatti su budget IT e organizzazione saranno poi proporzionate alle specificità dimensionali e, perché no, settoriali. Al tempo stesso è bene sottolineare come la “roadmap” evolutiva non si esaurisca con il completamento delle “prime” iniziative di virtualizzazione, oggi da ricondurre ancora in prevalenza a progetti di consolidamento. Il percorso di maturità passa infatti attraverso la virtualizzazione delle applicazioni, da quelle meno strategiche a quelle mission-critical, fasi più delicate e complesse raggiunte da una quota più ridotta di aziende e tipicamente di dimensione maggiore.

Veniamo adesso ai problemi incontrati durante lo sviluppo di progetti di virtualizzazione: l’analisi in corso fa emergere un quadro tutto sommato “rassicurante”. Ovvero alcune potenziali criticità non appaiono barriere insuperabili o sfide a forte impatto sui progetti (è il caso delle resistenze interne e/o dell’accettazione da parte del business); per altre invece emerge un quadro diverso, ovvero le risposte degli intervistati si distribuiscono sugli “estremi” andando a evidenziare percezioni più nette delle problematiche, nel bene o nel male. E’ il caso ad esempio della percezione di insicurezza (“virtualizzazione percepita come poco sicura”): viene considerata una sfida importante da circa un terzo dei CIO, al tempo stesso più della metà la guidica “per nulla importante”.

Siamo nell’ambito di valutazioni ad elevata soggettività, un piano – quella della sicurezza – dove insistono innumerevoli fattori, più o meno tangibili, che aggiunte alla novità dei fenomeni tendono i rispondenti a prendere posizioni non neutre. Più distribuite appaiono invece le valutazioni sulle sfide che richiamano in qualche modo il contributo dei Vendor. Si tratta della mancanza di competenze/skills interne e staff dedicato, piuttosto che la percezione che le tecnologie di virtualizzazione non siano ancora consolidate. La notizia positiva è che la maggior parte delle aziende non ritiene critici questi elementi; solo il problema degli skills interni si affaccia come “issue” per quasi la metà degli intervistati.

 

La valenza di questi fattori è tale da rappresentare un denominatore comune a tutte le aziende, siano esse già virtualizzate o in procinto di farlo, siano queste ancora lontane da iniziative di questo genere. Nel prossimo intervento andremo ad approfondire il ruolo che queste sfide hanno oggi nell’ostacolare o rallentare l’adozione di soluzioni di virtualizzazione IT.

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Pubblicato da Redazione il 25/11/08 .

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