Comprendere la “potenza” della virtualizzazione

By Redazione November 25, 2008

virtualizzazione.jpgPrendo spunto da un’indagine della società Penn, Schoen & Berland Associates condotta questa estate su un campione di 150 fra Cio e responsabili decisionali senior in ambito business e tecnologico di grandi imprese e società di medie dimensioni di tutto il mondo.

Il tema è ancora quello della virtualizzazione e il mio post vuole essere un’ulteriore riflessione – che spero di condividere con qualcuno di voi – si come questa “tecnologia” va a modificare in modo sostanziale ogni aspetto delle infrastrutture It e una parte cosnistente dell’organizzazione di un’azienda. Parto da un presupposto, quello che non tutti saranno dell’idea di quel decision maker inglese oggetto di campionamento secondo cui “la virtualizzazione influenza praticamente tutto ciò che facciamo, ci offre estrema flessibilità e ci consente di crescere rapidamente, sia in termini geografici, sia in termini di velocità di cambiamento”. Però – non lo dico io, lo dice di fatto il mercato – che virtualizzare sia un passaggio obbligato per le aziende che aspirano all’idea di un’infrastruttura It dinamica (o di un data center flessibile, fate voi) è indiscutibile o quasi.

Il problema è che non tutte le aziende possono/vogliono affrontare questa evoluzione, che comporta per sua natura dei cambiamenti. I maggiori ostacoli all’adozione della virtualizzazione sono infatti e in ordine sparso costi (di implementazione), formazione/competenza delle figure interessate, approvazione del management aziendale e pianificazione (dell’infrastruttura).

La metà abbondante del campione di cui sopra è dell’idea che vanno operati cambiamenti culturali a livello di coinvolgimento del management o della linee di business e incrementare gli investimenti nella formazione del personale addetto alle tecnologie. Il che significa una mancanza generalizzata di competenze dedicate, che possano gestire quindi in modo adeguato risorse fisiche e virtuali. Quanto sia importante questo fattore lo ha detto un responsabile It statunitense, secondo cui non può bastare la semplice presa di coscienza del virtualizzare server e sistemi “perché ci vuole tanta formazione per accogliere e gestire la tecnologia”.

In linea generale, questo il messaggio che rivolgo per un loro commento ai lettori, per i Cio la gestione degli ambienti It misti è già e continuerà a essere una priorità assoluta.

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