I data center? Raffreddiamoli con l’aria (fresca)

By Redazione September 26, 2008

La realtà, a volte, supera la fantasia. Il dover raffreddare un data center in funzione nel bel mezzo di un deserto potrebbe indurre a pensare a un sofisticatissimo sistema di condizionamento, magari costosissimo e sicuramente molto dispendioso dal punto di vista energetico. Ma siamo nell’era del “green Tech” e quindi nel deserto (del New Mexico) i ricercatori (di Intel) ci sono andati per scoprire che si può tenere sotto controllo le temperature dei server in esercizio tenendoli “all’aria aperta” in un’area appositamente filtrata da un sistema che butta fuori l’aria calda sprigionata dalle macchine e immette aria corrente dall’esterno. Il tutto senza pregiudicare più di tanto le prestazioni delle macchine, o per meglio dire senza aumentarne i livelli di failure.I cardini e le finalità di questo esperimento – durato per 10 mesi, dall’ottobre del 2007 a tutto agosto 2008 – sono ben dettagliati in un report che la società californiana ha reso pubblico e da quanto si legge Intel è assai intenzionata a utilizzare questo approccio “naturale” in futuro, soprattutto nei data center ad “alta densità”.

I 900 sistemi blade utilizzati per il test non solo hanno prodotto riscontri interessanti circa quelle che si presume possano essere le condizioni ambientali ideali (per quanto riguarda temperatura, livelli di umidità e qualità dell’aria) per il funzionamento di estese batterie di server. Hanno anche detto che, ricorrendo a strumenti più naturali e meno invasivi dell’aria condizionata, si possono anche risparmiare tanti soldini in elettricità. E le cifre che Intel ha calcolato sono le seguenti: per un data center di piccole dimensioni (da 500 Kilowatt) i risparmi su base annua possono essere nell’ordine dei 140mila dollari, per uno di grande portata (da 10 Megawatt) il taglio dei costi potrebbe arrivare a poco meno di 2,3 milioni di dollari.

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