Virtualizzare significa (anche) risparmiare: quanto?
By June 11, 2008
Gli ambienti virtualizzati fanno ridurre i consumi energetici e i costi di alimentazione per il raffreddamento dei data center. Ormai è un ritornello, una sorta di “tormentone” se mi passate il termine. Spesso, però, si fa fatica a passare dalla teoria alla pratica e nel caso specifico a capire quanto si consuma e quali benefici l’adozione di soluzioni di virtualizzazione (di server e sistemi di storage) può produrre.
Mi cimento, dopo opportuna ricerca in Rete, a dare qualche dato concreto, partendo da un presupposto insindacabile: la richiesta di potenza di elaborazione è salita rapidamente e altrettanto (se non di più) è cresciuto il costo dell’energia negli ultimi anni. Ed ecco così spiegato perchè, sebbene “la Cpu” di un server di nuova generazione consumi meno, il problema dei consumi di energia è diventato una priorità.
Secondo stime elaborate da Idc, oggi la media dei server consuma quattro volte di più (circa 400 Watt di potenza) rispetto ai sistemi di dieci anni fa mentre gli analisti di Forrester Research hanno stimato che circa il 30% dei loro consumi deriva dalle fasi di inattività della macchina. Considerando un server resta inattivo mediamente per circa l’80% del tempo in cui sono accesi, è facile intuire che la spesa energetica da sostenere sia diventata sproporzionata rispetto al carico di lavoro effettivamente svolto.
E non finisce qui. Il numero di server per rack è praticamente raddoppiato e aggregando fattori quali l’aumento dei consumi di energia, del numero di macchine installate e la densità fisica dei data center emerge che il costo relativo alla gestione di un data center può crescere anche del 15% di anno in anno. Spese che vanno a incidere pesantemente sui budget aziendali e che vengono ulteriormente rincarate dai costi dell’elettricità necessaria per il condizionamento degli ambienti.
La virtualizzazione, sebbene non sia la sola, è la strada maestra per ovviare a questo ingente problema preservando (anzi migliorando) la flessibilità e l’efficienza operativa. E quanto permetta di risparmiare è intuibile con questo semplice calcolo: se un normale server necessita di circa 400 W di potenza per supportare una singola applicazione, un server virtuale che ospita dieci applicazioni contemporaneamente risulterà in proporzione più vantaggioso in termini di consumo, visto e considerato che per ogni applicazione potrà essere stimato un consumo di soli 40 W. Scendono di conseguenza i costi di gestione del data center e si ridurrà anche il costo del raffreddamento degli ambienti.
Quanto?
Alcuni studi dicono che lo spostamento di un’applicazione su una macchina virtuale può generare un risparmio medio annuo di 150 euro sui costi di elettricità e di 188 euro sui costi di condizionamento degli ambienti. Ogni server virtuale, inoltre, consente di risparmiare una certa quantità di energia, calcolata in circa 8.000 kW-h di potenza (poco meno del doppio del consumo medio annuo di un’abitazione in un anno, stimato in 4.628kW-h).
Se il costruire un’infrastruttura It virtualizzata è la via per soddisfare improrogabili esigenze di business (flessibilità, prestazioni e riduzione dei costi), contribuire alla tutela dell’ambiente in cui viviamo (eliminando sprechi inutili) è altrettanto importante. O almeno dovrebbe esserlo
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