Gestire il data center virtualizzato, la nuova sfida
By June 23, 2008

I data center vivono una fase di profonda trasformazione. O almeno così dovrebbe essere. Cio e responsabili It sono chiamati infatti a far evolvere il cuore informativo dell’azienda da isole stand-alone in cui operano asset fisici ad infrastrutture virtuali ed estremamente flessibili, in grado di far fronte con tempestività allo sviluppo in costante cambiamento delle attività di business.
L’iter seguito per razionalizzare le infrastrutture It si può sintetizzare in quattro fasi:
– consolidamento dei server;
– ottimizzazione delle risorse, per una crescita organica delle stesse;
– focalizzazione sul disaster recovery, diventato prioritario all’aumentare del volume di dati processati
– virtualizzazione, estesa a tutti i livelli dell’infrastruttura (server, pc client, storage, applicazioni) e volta a ridurre gli spazi fisici e i consumi di energia.
Raggiunto questo obiettivo (e non sono poi così tante le aziende italiane, credo, ad averlo fatto) il lavoro di Cio e responsabili It non è certo finito: a loro spetta scegliere le più adeguate soluzioni di life cycle management e di sicurezza delle macchine virtuali e cavalcare le best practice utili a gestire in modo completo ed efficiente i data center virtualizzati.
A loro tocca decidere cosa virtualizzare e come sviluppare i carichi di lavoro migliorando la velocità della ricollocazione del data center. Il tutto senza interrompere la continuità del servizio. In una sola parola, questa nuova sfida da superare si chiama gestire.
Gestire la revisione dei processi dell’intera infrastruttura It, sia sotto il profilo strettamente tecnico che sotto quello più funzionale, riducendo la complessità operative. Ma come? La formula magica, buona per tutti, non c’è.
Gli amministratori It, in primo luogo, sono chiamati a mutare (per lo meno parzialmente) il loro classico approccio, venendo a mancare l’associazione 1:1 tra macchina logica e fisica e perdendo di valore, di conseguenza, i criteri di dimensionamento dei server finora adottati. Chi ha in mano le chiavi del data center aziendale, in parole povere, deve essere in grado di valutare il migliore rapporto “server virtuale-server fisico“ in relazione alla propria realtà aziendale. E intervenire in tal senso.
Il valore aggiunto che gli si chiede, nell’intraprendere un progetto di virtualizzazione, è questo. Cambiare e saper gestire senza “passaggi a vuoto” gli effetti del cambiamento. Assicurare con l’ambiente virtuale prestazioni paragonabili a quelle dei sistemi fisici, invece, va dato per scontato.
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