Ieri si è celebrata la Giornata Della Terra, quale migliore occasione per mettere il segnalibro al tema Green IT?
Non voglio fare il filantropo a tutti i costi e sottolineo il fatto che il contributo IT alla causa odierna passa anche attraverso una seria ed attenta riduzione dei costi. Non posso “automaticamente” correlare questo articolo con il salvataggio del Panda Gigante…ma senz’altro riusciremo a dare spunti di risparmio energetico e gestionale a chi volesse guardare all’IT in un modo un po’ più verde.
Innanzi tutto una premessa: definire e implementare una strategia Green IT è possibile e non richiede grandi investimenti in infrastruttura. Si può tranquillamente introdurre in modo graduale utilizzando delle tecnologie non invadenti, sia per quanto riguarda l’esistente sia per i processi che la utilizzano.
Prendiamo la virtualizzazione: una delle sue caratteristiche è proprio quella di non alterare i livelli di servizio verso l’utenza, di abilitare senza troppi scossoni la riallocazione delle risorse, il quality of service, la movimentazione delle macchine virtuali. Tutte queste caratteristiche sono ottimizzate dall’infrastruttura di storage, che va a movimentare i file delle macchine virtuali e le sposta su diversi livelli. Alcuni ad alte prestazioni, altri ad alta capacità e – a parità di dimensione – decisamente più “verdi”.
Se poi le prestazioni sono da abbinare alla riduzione dei consumi e dei costi energetici, Emc può dire la propria perché ha introdotto, per prima, sul mercato i ‘dischi flash’ all’interno dei sistemi di storage di fascia alta. Il risultato è certificato: i risparmi, comparati con le transazioni al secondo dei dischi tradizionali, arrivano fino al 98%.
E i dischi allo stato solido consumano circa il 40% in meno dei loro equivalenti meccanici.
Per oggi sono stato abbastanza “verde”, tra qualche giorno vedremo come rendere eco-compatibili anche i salvataggi e ripristini.


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